(Manuali Hoepli)
Letteratura provenzale
del
D.r Antonio Restori
Professore titolare al Regio Liceo di Cremona.
Libero Docente di Letterature Romanze nella R. Università di Pavia.
Ulrico Hoepli
Editore-libraio della real casa
Milano
1891
Al professore
Gennaro Buonanno
Direttore della Biblioteca Governativa di Cremona.
(N. E. Este libro lo edito para mí y para poner online. Si lo publico como libro no llevará mis comentarios.)
Questo libretto non si dirige ai dotti romanisti, ma, secondo l'indole di questa collezione di Manuali, a quella parte di pubblico cólto che pure essendo profano a questi studi, ami di avere della letteratura provenzale un' idea più esatta e completa di quanto generalmente si abbia. Senonchè i monumenti di essa sono così sparsi per libri e riviste, e ancora in tanta parte inediti, che ho dovuto abbondare di citazioni e di rimandi; abbondare, s'intende, rispetto a quel che s'usa in un semplice Manuale; ma in generale - poichè ormai le lunghe note bibliografiche sono una falsa ricchezza che non inganna nessuno - mi son contentato di citare le opere che o sono di notevole importanza o, perchè recentissime, possono informare i lettori di tutto ciò che su l'argomento s'era stampato prima. Ho voluto insomma far cosa che non riesca discara nè agli studiosi nè ai dilettanti; mi sarò io invece allontanato e gli uni e gli altri? Non sarebbe un caso raro!
Comunque avvenga, tu, cólto e buon amico, sei stato testimone della fatica che quest'operetta mi costò, e spesso, nella tua qualità di bibliotecario, hai dato grande e intelligente aiuto alle molteplici mie ricerche. In te almeno, essa troverà un indulgente lettore: io te l'offro dunque, mosso da quel sentimento che, per i nostri figliuoli, ci spinge a cercare un padrino tra gli amici più stimati e più cari.
Cremona, marzo 1891.
Antonio Restori.
Indice.
(N. E. Las páginas no coinciden con este formato, no las pongo.)
Abbreviazioni più usate.
Capitolo I.
Provenzalisti antichi e moderni.
(Las Razos de trobar di Raimon Vidal - Lo Donatz proensals di Ugo Faidit. - Regles de trobar di Jaufré di Foxá. - Doctrina de compondre dictats.
- Doctrina de cort di Terramagnino da Pisa. - Las leys d'Amors di Guillem Molinier. - Cinquecentisti italiani studiosi del provenzale. - Giovanni de Notredame. - Antonio Bastero. - La Curne di Sainte-Palaye. - Raynouard,
Fauriel, Galvani, Milá y Fontanals. - Federico Diez. - I provenzalisti contemporanei.)
Capitolo II.
Lingua provenzale: confini e nomi. - La Provenza greco-romana: invasioni barbariche: il basso latino. - Primi documenti letterari.
(Confini e divisioni dialettali. Lengua romana, lengua d'oc, proensal, lemosí. - Il basso latino in Provenza. - Traccie del nuovo volgare.
- Primi documenti: Alba bilingue, Poema su Boezio. - Frammenti di Vite di Santi. - Un Noel e una Preghiera alla Vergine. - Poema su Alessandro. - Frammenti di un Evangelo in prosa.)
Capitolo III.
La lirica provenzale: sue origini. - La cavalleria e suoi rapporti con la lirica dei trovatori.
(Histriones e joculatores. - I trovatori: donde provengano; loro arte poetica. I giullari. - La cavalleria; origini e indole dell'amore cavalleresco. - Tecnica amorosa e poetica dei trovatori. - Canzone e serventese.
- Nota sulle principali forme liriche.)
Capitolo IV.
La lirica provenzale: i primi trovatori. - Periodo di splendore della poesia trovadorica.
(Guglielmo di Poitiers. - Eble II e Bernardo di Ventadorn. - Marcabru.
- Giaufredo Rudel. - Pietro d'Alvernia. - Pietro Rotgier. - Giraldo di Bornelh. - Guglielmo di Cabestaing. - Arnaldo Daniello. - Arnaldo di Mareuil. - Bertrando dal Bornio. - Pietro Vidal. - Folchetto di Marsiglia.
- Nota sui mecenati e cultori della poesia trovadorica.)
Capitolo V.
La lirica provenzale: sua decadenza. - Suoi influssi nelle letterature vicine.
(La Crociata contro gli Albigesi. - Gli ultimi trovatori. - L'accademia tolosana; sua origine e regole. - Influenza della poesia provenzale in Francia, in Castiglia, in Portogallo, in Catalogna e Aragona, in Germania. - I trovatori provenzali in Italia: Pietro Vidal, Gaucelmo Faidit, Rambaldo di Vaqueiras, Folchetto da Romans, Aimerico da Pegulhan, Ugo di San Circ, Guglielmo Figueira e altri. - Italiani che poetarono in provenzale: Manfredi Lancia, Pietro della Cavarana, Rambertino de' Buvalelli, Sordello, Nicoletto da Torino, Ferrarino da Ferrara, Lanfranco Cigala e altri. - Ultime traccie provenzali in Italia.)
Capitolo VI.
Letteratura profana: epica, bretone, classica. - Novelle, favole, storia.
(La poesia epica non è indigena in Provenza. - Poema franco-provenzale di Girart de Rossillon. - Fierabras. - Daurel e Beton. - Aigar e Maurin.
- Philomena. - Il Romanzo d'Arles. - Ciclo bretone: Jaufré, Blandin de Cornoalha, Guillem de la Barra. - Novelle: Flamenca e altre. - Favole esopiche. - Poemi storici: Chanso d'Antiocha, canzone della Crociata albigese, e altre. - Nota su poemi provenzali perduti.)
Capitolo VII.
Letteratura profana: scientifica, didattica e morale.
(Indole della scienza medievale. - Opere grammatiche, giuridiche, sulla caccia, botaniche e agrarie. - Calendarii e divinazione. - Lapidarii e bestiarii. - Scienze medico-chirurgiche. - Trattati di indole collettiva o enciclopedica: Tesoro, Breviario d'amore, Elucidario e altri. - Letteratura didattica: gli Insegnamenti. - Poesie allegoriche: Allegoria d'amore, Corte d'amore, Castel d'amore. - Opere, trattati, epistole su argomenti morali.)
Capitolo VIII.
Letteratura religiosa, biblica e narrativa.
(Versioni dal vecchio e nuovo Testamento. - Leggende evangeliche: Evangelium infantiae e di Nicodemo, la Fine del mondo, il Legno della croce, la Vindicta Salvatoris. - Poesie e prose riguardanti il culto della Vergine. - Vite diverse di Santi. - Leggende di Santi: Visioni di S. Patrizio, di Tundalo, di S. Paolo, Legenda aurea. Barlaam e Josaphat.)
Capitolo IX.
Letteratura religiosa, lirica e didattica. - Letteratura dramatica, sacra e profana.
(Canti religiosi. - Cantici su Maria, sullo Spirito Santo, sulla Risurrezione. - Parafrasi in poesia e in prosa di preghiere cristiane; versioni dei salmi.
- Opere didattiche: Prediche ed Omelie. - Dibattiti tra cattolici ed eretici. - Il Dottrinale, e libri catechistici. - Trattati valdesi in poesia e in prosa.
- La Danza della morte. - Origine ed indole del teatro medievale.
- Il Ludus stultorum. - Sposalizio di Maria Vergine. - I misteri della Natività, della Passione, di Santa Agnese. - Ludus sancti Jacobi.
- Cinque misteri brianzonesi. - Ultime traccie del teatro medievale.)
Capitolo X.
Cenni sulla storia letteraria provenzale dalla fine del secolo XV ai giorni nostri.
(La letteratura provenzale diventa vernacola: sua indole locale. - Poeti in dialetto nel Cinquecento; Pietro Goudouli. - Poeti del Seicento: Saboly e Daubasse. - Poesia nel Settecento; poesie del periodo della Rivoluzione. - Giacomo Jansemin e Giuseppe Roumanille. - Fondazione del félibrige: suo scopo, suoi caratteri. - Federico Mistral. - Félibres contemporanei.)
Abbreviazioni più usate.
Archiv. Archiv für das Studium der neueren Sprachen und Literaturen. Hrsg. (herausgegeben) von Ludwig Herrig.
Biogr. - Les biographies des troubadours, avec introduction et notes, par Camille Chabaneau (Estr. dal tomo X della Hist. générale de Languedoc; Toulouse, Privat, 1885).
Chrest. - Chrestomathie provençale par Karl Bartsch.
(Si cita sempre la 3.a ediz. Elberfeld, 1875.)
(N. E. Ver la edición de Ramón Guimerá Lorente)
Rdlr, oppure Rev. des lan. rom. - Revue des langues romanes publiée par la Société pour l'étude des langues romanes. Montpellier et Paris.
Rom. - Romania: Recueil trimestriel consacré à l'étude des langues et des littératures romanes, par Paul Meyer et Gaston Paris. Paris, Vieweg.
Z., oppure Zeits. - Zeitschrift für romanische Philologie, hrsg. von
G. Gröber. Halle, Niemeyer.
Capitolo I.
Provenzalisti antichi e moderni.
§ 1. La lingua provenzale ebbe già dal XIII secolo grammatiche e glossarii e perfino rimarii. Nè ciò farà meraviglia quando si pensi che la letteratura di Provenza, già decadente nella sua patria, s'era allargata oltre i Pirenei e al di qua delle Alpi; e certo pei Catalani e per gli Italiani non erano inutili tali guide grammaticali e poetiche. Nella prima metà del secolo XIII, il poeta Raimon Vidal di Bezaudun o Besalu, nel settentrione della Catalogna, forse alla corte di Pietro II d'Aragona, scrisse un trattato di grammatica in servizio della poetica. S'intitola: Las Razos de trobar. Incomincia a stabilire che le regole della retta dizione son date, a preferenza delle altre regioni provenzali, dal Limosino; perchè, dice l'autore, “tuit li home qi en aqella terra sunt nat ni norit han la parladura natural e drecha..., et per aizo sun en major autoritat li cantar de la parladura de Lemozi que de negun' autra lenga.”
Passa poi a parlare delle varie parti del discorso, notando specialmente in che abbiano errato molti de' trovatori antecedenti, sia per obbedire alle esigenze della rima, sia trascinati da abitudini dialettali. La importanza di siffatte indicazioni non è chi non vegga; ma ragion vuole che delle Razos si lodi anche la forma spigliata e varia, assai meno rigidamente stretta allo schema delle grammatiche latine medioevali che non tutte l'opere seguenti dello stesso genere. (1 : Razos. L. Biadene: Las Rasos e lo Donatz, in: Studi di fil. rom., fasci. III (1885), pag. 336-402.)
§ 2. Il lavoro di Raimon Vidal ebbe assai voga in Provenza, in Catalogna e fu conosciuto anche in Italia. Le Leys d'Amors, (v. § 5) lo nominano e discutono talora alcune delle sue affermazioni; e della sua diffusione vedremo più innanzi altre prove. Ebbe invece molto minor fama una grammatichetta provenzale di un certo Ugo Faidit. Siccome nelle scuole latine medioevali erano di grande uso l'Ars gramatica e l'Ars minor del grammatico Donato, il Faidit seguendo specialmente le traccie della Ars minor, intitolò la sua: Lo Donatz proensals. L'operetta, che ha press'a poco le stesse proporzioni delle Razos, è pure in prosa, e assai più arida e pedantesca. Si limita quasi solamente alle questioni grammaticali.
Essa è anteriore all'anno 1246, e sebbene il nome dell'autore mostri ch'egli non era italiano fu composta certamente in Italia, per compiacere (come dice l'autore) alle preghiere di due signori italiani, Iacopo da Morra e Corraduccio da Sterleto, entrambi noti per documenti storici.
Il conte di Sterleto è nominato in un contratto del 1243; il da Morra prese parte attivissima nelle vicende politiche del regno di Federico II tra il 1239 e il 1247. Alcuni manoscritti che contengono il Donatz proensals ne dànno anche una traduzione in latino. Una traduzione italiana ancora inedita, un po' in compendio, ne fece per suo uso il noto storico Benedetto Varchi. Il Donatz del resto non fu conosciuto affatto fuori d'Italia, mentre più che le Razos, seguitò ad essere conosciuto dai provenzalisti italiani dei secoli XVI e XVII.
(1 : Donatz. V. nota paragrafo precedente.
Ugo Faidit, Il Gröeber [Z. VIII, 113-17 e 290] credeva autore del Donatz Ugo de Sant Circ, il prof. P. Merlo [Giornale stor. d. lett. ital., II, 1-27, III, 218-21 e 398-400, IV, 203] Gaucelm Faidit. Il Biadene sciolse la questione. (N. E. Ugo de Sant Circ = Uc Faidit : expulsat, exiliat)
Jac. da Morra e Corr. da Sterleto. C. Frati: Appunti dai Regesti di Innocenzo IV in: Propugnatore, a. 1889, p. 165-83.)
§ 3. Le Razos di Raimon Vidal trovarono un imitatore, o meglio un seguitatore nel catalano Jaufrè de Foxá. Egli era dapprima monaco francescano; poi nel 1275 passò monaco benedettino nel convento di
S. Felice di Guixols presso Gerona. Nelle vicinanze di Gerona è pure Foxá o Foixá patria di lui. Non è improbabile che siano anche sue tre poesie religiose attribuite a un Monaco di Foissan, il quale si qualifica come frate minore: esse sarebbero perciò anteriori al 1275. L'operetta grammaticale e didattica di Jaufrè s'intitola: Regles de trobar; fu scritta per domanda di Giacomo re di Sicilia; ciò permette di porre tra il 1286 e il 1299 la composizione dell'opera, ma non possiamo dire se l'autore scrivesse in Sicilia oin Catalogna. Il suo libretto, come egli stesso afferma, è un seguito dell'opera di R. Vidal, ma steso secondo un piano abbastanza imperfetto e con osservazioni molto elementari, e però poco istruttive. Anche la lingua sebbene Jaufré si sforzi di assimilarla al pretto provenzale, è fortemente catalanizzata. (N. E. JA JA JA! diría Bastero)
Un breve trattatello in prosa di arte poetica, che forse non è che il compendio di opera più vasta ora perduta, è la Doctrina de compondre dictats (comporre poesie) di anonimo autore. Consta di 34 brevi articoli, coi quali si può, dice l'autore, leugerament (facilmente) venir a perfeccio de la art de trobar. Ma in realtà essi non sono che una esposizione precisa sì (N. E. òc), ma del tutto sommaria, di sedici diversi generi di poesie. Circa la composizione dell'operetta può dirsi solamente che ella con tutta probabilità è anteriore alle Leys d'Amors. (N. E. com La Barca)
Un'altra Arte poetica, o meglio un frammento di essa, conservato da un manoscritto vaticano, appartiene al secolo XIII. Essa pure, era in prosa, ma corredata di copiosi esempi poetici tolti specialmente dalle poesie di Ugo de Saint Circ. (1 : Regles de Trobar. P. Meyer, Romania, IX, 51. Su Jaufré de Foxá, in: Romania, X, 323, A. Thomas.
Docirina de comp (Doctrina de Cort o d'acord). dictats. P. Meyer, Romania, VI, 355.
Arte poetica. E. Monaci, Facs. di ant. Mss., 3-4.)
(N. E. Este autor o el editor está muy despistado ya al comienzo del libro)
§ 4. Opera d'un italiano è la Doctrina de cort, scritta da Gerolamo Terramagnino da Pisa, del quale abbiamo anche un sonetto rinterzato italiano, edito nella Storia della volgar poesia dal Crescimbeni (III 57). L'opera del nostro compatriota non dimostra in lui molta originalità e neppur molta conoscenza di grammatica. Egli si è limitato a mettere in versi provenzali, vacillanti nel metro e a rime accoppiate, le Razos de trobar di Raimondo Vidal, le quali egli segue passo a passo, senza peraltro nominarle. Tutta l'originalità sua consiste nella scelta degli esempi, che non sono mai quelli del suo modello. Anche questa scelta è poco felice, perchè talvolta l'esempio non conviene affatto con la regola grammaticale ch'ei vuole illustrare, ma è preziosa per noi perchè talora egli cita poesie a noi ignote di trovatori noti, e anche ci ha conservato il nome di un trovatore, Andrians del Palais, che altrimenti sarebbe del tutto sconosciuto. La Doctrina de Cort si può ritenere scritta tra il 1250 e il 1282, e forse più presso quest'ultima data che all'altra; e come opera letteraria e poetica non ha molto più valore di quanto n'abbia pel lato grammaticale. La lingua provenzale in Italia sulla fine del secolo XIII, e nella prima metà del seguente, ebbe ben altri cultori e conoscitori che il nostro Terramagnino! E, senza anticipare quanto dovremo dire altrove intorno all'efficacia della poesia di Provenza sulla nostra, ci sia lecito ricordare i nomi di Dante e di Petrarca, studiosi e amantissimi di quella letteratura. (1 : Doctr. de cort. E. Monaci, Testi ant. prov., Roma, 1888, pag. 6-21. Cfr. su Terramagnino. O. Schultz, in Z. XII, p. 262.)
(N. E. Ernesto Monaci, testi antichi provenzali, éd. Ramón Guimerá Lorente. Me falta Boccaccio en estos studiosi.)
§ 5. Appunto nel secolo XIV, in che con tanto amore la si studiava qui da noi, essa nella sua patria era colpita, per cause che studieremo più innanzi, da precoce decadenza. Ad arrestare la quale e a tentare di far rifiorire il buon tempo antico, si instituì in Tolosa nel 1324 la compagnia della Gaya sciensa, specie d'Accademia letteraria della quale dovremo riparlare più a lungo. Qui basti il dire che il segretario o cancelliere di essa Guillem Molinier ebbe l'incarico di comporre una Arte poetica completa, che fosse come il Codice della buona poesia. Il suo libro in prosa mista di poesia porta il titolo di Flors del gay saber (Fiore di poesia) o più comunemente Las Leys d'Amors o leggi d'amore; frase in cui la parola Amor ha da essere intesa in tutta la vasta comprensione filosofica e letteraria che il medioevo le attribuiva. La ponderosa opera fu compiuta verso il 1350 ed è divisa in tre parti: grammatica, metrica e retorica. L'ordine è rigorosamente serbato in ogni particolare: abbondano le divisioni e le suddivisioni tanto care alla scolastica, il che ne rende greve la lettura; ma è opera senza la quale non si intenderebbe pienamente la complicata elaboratissima tecnica della poesia provenzale.
(N. E. Pues Guillermico de Poitiers o Peiteus no la leyó, y bien que sabía componer, como su bisnieto Alfonso II de Aragón.)
La definizione ed esposizione dei vari generi poetici, delle varie forme metriche, delle incatenature delle rime, sono per noi aiuti preziosi alla piena intelligenza della poesia trovadorica. Delle Leys d'Amors si conservano due redazioni, di cui la prima nell'Archivio dell'Accademia dei giochi florali a Tolosa, pare essere l'abbozzo o il primo disegno, mentre la seconda, nello stesso Archivio e in quello di Barcellona, ci dà l'opera completa e limata (N. E. como haría Bofarull). Inutile il dire che essa non valse punto ad arrestare la poesia di Provenza nella sua parabola discendente.
La quale parabola verso la fine del 300 (N. E. fin de 1300) e nel secolo seguente, sempre più e più velocemente precipitò al basso, quando nella Provenza stessa al gusto classico e tradizionale cominciò a prevalere il gusto e lo spirito francese che più o meno dominava allora in tutte le letterature romanze (N. E. este hombre no conocía ni la literatura ni la historia valenciana). In Italia la poesia aveva già trovato la sua via e sempre più si staccava dal suo primiero modello; in Catalogna invece la tradizione e la scuola provenzale continuarono, ed ebbero, nel secolo XV con Ausias March (N. E. Ausiàs March, valenciano) un periodo di vivo splendore:
ma di un'importanza del tutto regionale. La gloriosa letteratura di Provenza giacque obliata, e i documenti di essa in gran parte, andarono irreparabilmente perduti, in parte rimasero celati e polverosi nei più dimenticati scaffali delle biblioteche. (1: Leys d'Amors. Gatien-Arnoult, Monuments de la litt. romane. Toulouse, 1841, vol. I-III. Sull'Accademia tolosana. Chabaneau. Hist. générale du Languedoc, X.)
(N. E. Languedoc : langue d'òc, oc, och, hoc : sí afirmativo, como se usaba en 1505 en Barcelona, siglo XVI, 16 para las víctimas del Tomàtic, y aún se usa dentro de Cataluenha, en la vall d'Aran, Vielha : vella : vieja.)
§ 6. La gloria d'avere scosso un così ingiusto oblio è per molta parte italiana. Qui non si era mai perduta del tutto la memoria dei benefici che la poesia di Provenza aveva recato alla nostra; la tradizione letteraria, non foss'altro nella scuola dei Petrarchisti, non potea dimenticare i trovatori, primi maestri d'amore alle rinnovate genti latine. E però molti dei migliori nostri del cinquecento indagarono e conobbero assai più che non si creda la vecchia letteratura provenzale. Forse neppure adesso sono in Italia tanti conoscitori di essa, quanti ce ne furono nella prima metà di quel secolo. Nè solamente il numero loro, ma anche il metodo delle ricerche, è senza contestazione lodevole e buono. Nomineremo Mario Equicola (1460-1539) il quale nel Libro de natura de Amore
(1.a ediz. 1525) fece un buon quadro della poesia trovadorica, giovandosi di fonti ora in parte perdute. Non meno degni di menzione sono il cardinale Pietro Bembo (1470-1547) e Angelo Colocci (1467-1549) il qual'ultimo amorosamente raccolse molti preziosi manoscritti neo-latini. Il Vellutello pure nelle sue Annotazioni ai sonetti del Petrarca (1.a ediz. 1525) e lo storico Benedetto Varchi (1502-1565) nel suo dialogo dell'Ercolano (1.a ediz. 1570) mostrano una allora non comune conoscenza della poesia provenzale. E tra i moltissimi studiosi delle due letterature di Francia appare da varie testimonianze che fossero Gian Vincenzo Pinelli, Jacopo Corbinelli, Domenico Veniero, il Cariteo, il Summonte, il Casassagia e forse anche il generoso protettore di letterati italiani, Alfonso Davalos (m. 1546) insigne uomo di guerra e luogotenente di Carlo V in Italia. A lui furono inviati un Vocabolario provenzale italiano e probabilmente un Trattatello di fonetica provenzale composti, specialmente il secondo, con abbastanza cura e diligenza da Onorato Drago. Ma su tutti, la lode maggiore va data al modenese Gian Maria Barbieri (1519-1574). Egli imparò, si può dire da sè, e assai profondamente la lingua e la letteratura dei trovatori ed iniziò a questi studi Ludovico Castelvetro, modenese anch'egli, e tra i più acuti intelletti di quel secolo. Il Barbieri, disgraziatamente, aveva concepito per l'opera ch'egli meditava sulla storia della poesia, un piano troppo vasto. Dei materiali da lui raccolti rimase una parte che fu pubblicata solo nel 1790 dal Tiraboschi, col titolo di Origine della poesia rimata. Parlando ivi della poesia di Provenza, mostra tante cognizioni e tal sicurezza di metodo che a buon diritto si potè dire ch'ei pare un provenzalista moderno. Dal punto a cui egli era arrivato, con breve sforzo si sarebbe giunti alla pienezza e sicurezza del metodo comparativo, se la fiorente letteratura cinquecentista avesse potuto liberamente seguitare nel suo svolgimento; molte cagioni l'arrestarono, non ultima delle quali, la reazione religiosa che - com'ebbe a dire il Rajna - mise in ceppi una civiltà quasi adulta e la ridusse colle torture alla imbecillità. (1 : Sui codici usufruiti dall' Equicola, Bembo, Colocci. Cfr. in Romania, XVIII. De Lollis. Sui loro studi provenzali: V. Cian. Un decennio di M. P. Bembo, Torino, 1885, capit. VIII. Sul Corbinelli e altri: V. Crescini. Lettere di I. Corb., in: Giorn. stor. d. lett. ital., II, 303-33. Sui mss. di provenzalisti italiani e francesi, preziose indicazioni in: Chabaneau, Sur quelques Mss. prov. perdus ou égarés, in: Rdlr. XXI-XXVIII. Fonetica e Vocab. del Drago: P. Rajna, in Giorn. di Fil. rom. N. 7. Per G. M. Barbieri, A. Mussafia, Ueber d. prov. Liederhands, des G. M. B., Wien, 1876.)
§ 7. La Francia era assai meno preparata dell'Italia alla intelligenza della sua stessa antica letteratura. Ebbe una grande voga, ma del tutto immeritata, uno strano libro di Giovanni de Notredame, procuratore alla corte del Parlamento di Provenza, morto nel 1590, degno fratello di quel Michele Nostradamus che fece il profeta e il mago in pieno secolo XVI.
Il libro è intitolato: Vies des plus celebres et anciens poètes provensaux
(1.a edizione: Lione, Marsilij, 1575). Certamente il Notredame vide e studiò molti canzonieri provenzali, ma il risultato dei suoi studi, ora per non aver capito i testi, ora per intenti suoi particolari, così fattamente confuse ed alterò, che si può dire aver egli fatto opera più da romanziere che da storico. E nemmeno da romanziere onesto: poichè dove gli mancarono i documenti autentici non si peritò di pubblicarne dei falsificati, sicchè i migliori dei provenzalisti moderni s'accordano nel chiamarlo un falsario impudente. (N. E. Me recuerda a Javier Giralt Latorre, Ignacio Sorolla Vidal y algún ascumita.)
E tuttavia solo la critica moderna ha ridotto al giusto loro valore le affermazioni del procuratore menzognero; per allora il suo libro fece autorità e il nostro Giovan Maria Crescimbeni (1663-1728) nei suoi lodati Commentarii intorno alla storia della volgar poesia (1.a ediz. 1710, vol. 2, p.te 1.a) lo tradusse (1) e vi pose alcune giunte e alcuni esempi di poesie provenzali di cui il testo e la traduzione, fattane dal Salvini, lasciano a desiderare. Prima del Crescimbeni s'era occupato di cose provenzali quel vasto e acuto ingegno di Francesco Redi (1626-98) come appare dai suoi Commentari al Bacco in Toscana (1.a ediz. 1685).
(1 : Nostradamus. Cfr. Monaci, Testi ant. prov., XIII. Prima del Crescimbeni ci fu una traduz. ital. di Giov. Giudici: Le vite delli più celebri, ecc. Lione, 1575.)
Procedendo nel secolo XVIII, troviamo lavori più importanti e interessanti. Un catalano D. Antonio Bastero, canonico di Girona, trovandosi in Roma per affari ecclesiastici, ebbe agio di studiare i manoscritti provenzali della Vaticana; vide poi anche a Firenze i canzonieri della Laurenziana ed altri. Frutto delle sue ricerche fu una curiosa opera di cui solamente egli scrisse e pubblicò il primo volume in Roma nel 1724, col titolo: La "Crusca Provenzale” ovvero le voci, frasi, forme e maniere di dire, che la gentilissima e celebre lingua toscana ha preso dal provenzale, arrichite ed illustrate, ecc... Il titolo da solo mostra sotto quale aspetto affatto arbitrario il Bastero componesse il suo libro, dopo tutto assai commendevole; e siccome poi non gli era sfuggita la stretta affinità che è tra il catalano e il provenzale, e quello credeva essere il volgare più antico, in realtà veniva a glorificare la propria lingua. (N. E. “... antica Gramatica Provenzale, o Catalana, ch' è tutt' uno”. Habla del Donatus provincialis, lo donatz proensal.)
Anche in Francia molti cominciavano a interessarsi della letteratura medioevale di Provenza. Ma sopra tutti è degno di menzione Giovan Battista La Curne de Sainte-Palaye (1697-1784). Superando difficoltà e disagi non lievi egli indagò i manoscritti di Francia e due volte scese in Italia ricercando i codici di Roma, di Milano, di Firenze e di Modena, trascrivendo, confrontando, annotando. Quindici volumi di composizioni provenzali trascritte con le varianti dei diversi manoscritti, altri otto che contengono queste poesie in parte tradotte e registrate in un indice e inoltre un glossario, varie tavole e numerose note, fanno testimonianza della sua operosità. Delle sue fatiche egli non potè cogliere il frutto; il materiale da lui messo insieme fu utilizzato da un altro, l'abate Millot che pubblicò nel 1774 una Histoire littéraire des troubadours, senza conoscere sillaba di provenzale. Ciò deve metterci in guardia contro le idee e i travestimenti che il Millot appose alla antica poesia, pur rimanendo ottimo il materiale di cui egli disponeva. (1 : Riscontri e indicazioni in: Bauquier, Les provençalistes du XVIII s., in Rdlr. a. 1880, (serie terza).)
§ 8. Il nostro secolo comincia con un illustre nome: quello di Francesco Raynouard (1761-1836). Egli dal 1816 al 1821 pubblicò uno Choix des poésies originales des troubadours in sei grossi volumi, e più tardi, dal 1838 al 1844, pure in sei volumi, il Lexique roman.
(N. E. Ambos editados por mí, Ramón Guimerá Lorente, y disponibles online y en Amazon.)
I concetti storici e il sistema generale del Raynouard sono stati dimostrati erronei, ma i copiosi materiali sia letterarii sia lessicali da lui raccolti sono di un indiscutibile valore. Frattanto nel 1819 a Tolosa, un ammiraglio in ritiro, Rochegude, pubblicava un'altra raccolta di poesie trovadoriche col titolo di Parnasse occitanien facendola seguire da un Essai d'un glossaire occitanien, che fu il primo tentativo di lessicografia provenzale. (N. E. Edité el libro, pero no el glosario, que es interesante.)
Questo fu poi oscurato dal grande Lexique del Raynouard, già accennato, che rimane ancora la base necessaria di ogni studio lessicale occitanico.
Maggior ingegno e fama dei già accennati ebbe Claudio Fauriel (1772-1844) facondo professore della Facoltà di lettere di Parigi. Egli svolse ivi nel 1831-1832 un corso sulla storia della letteratura provenzale pubblicato nel 1846, morto il Fauriel, da Giulio Mohl col titolo di Histoire de la poésie provençale. Le lezioni del Fauriel sono attraentissime per la forma, per le vedute nuove e le intuizioni sempre geniali, se non sempre esatte: ma, scientificamente parlando, da non accogliersi se non con le maggiori cautele. La mancanza assoluta di metodo infirma quasi tutte le conclusioni che il Fauriel credette di poter trarre dai suoi studi; egli è più artista che critico.
Quasi altrettanto si può dire del nostro Giovanni Galvani, modenese, che pubblicò a Modena nel 1829 alcune sue Osservazioni sulla poesia de' trovatori e a Milano nel 1845 un Fiore di Storia letteraria e cavalleresca della Occitania, che rimase incompiuto. Entrambe le opere sono ancora degne d'esser lette e, con qualche riguardo, studiate. La via del vero rigore scientifico nello studio dei fatti e nelle deduzioni generali era bene allora conosciuta e seguita, come vedremo, dal Diez in Germania; ma degli studi tedeschi il Galvani non ebbe sentore. (1 : Scrisse sui trovatori (a Este) il Cavedoni, pure modenese, in Memorie R. Accad. di Modena, II, 128.)
Anche in Ispagna procedette dal Raynouard e dal Fauriel, un eminente provenzalista, Don Manuel Milà y Fontanals (1818-1884). Egli stesso confessava d'aver conosciuto solo tardi e in modo incompiuto i libri del Diez; ma dotato di natura veramente critica, trovò da sè la via esatta, ed il suo libro Delos trovadores en España pubblicato a Barcellona nel 1861 è ancora il miglior contributo che la Spagna abbia dato a questi studi.
§ 9. In Germania i semi gettati dal Raynouard e dal Rochegude dovevano fruttificare abbondantemente. Il libretto di Augusto Guglielmo Schlegel (1767-1845) Observations sur la langue et la littérature provençales, edito a Parigi nel 1818, prova soltanto l'interesse destato dalle pubblicazioni del Raynouard. Poco dopo, nel 1825, usciva in Berlino un libretto Sulle Corti d'Amore, di Federico Diez (1794-1876) il grande restauratore di questi studi. (1 : Sul Diez: U. A. Canello: Il prof. Fr. Diez e la fil. rom. nel nostro sec. Firenze, 1872. Biografie tedesche e francesi enumerate in: Körting, I, 167.)
Il libretto doveva essere la prima parte di un opera più vasta, ma non ebbe altro seguito. Importanza capitale ebbero invece due altre opere del Diez, uscite a breve intervallo a Zwikau, l'una nel 1826, l'altra nel 1829. La prima, intitolata La poesia dei trovatori, tratteggia in modo magistrale la storia di essa poesia, determinandone il contenuto e la forma, e ricercando quanta e quale efficacia ell'abbia avuto sulle letterature vicine. La seconda, Vite ed opere dei trovatori, indaga la vita dei singoli trovatori, analizzandone e traducendone le poesie più importanti. Il Diez instaurò anche gli studi grammaticali e lessicali con la sua Grammatica comparata delle lingue neo-latine (1.a ediz. 1836) e col Dizionario etimologico delle lingue romanze (1.a ediz. 1853). La scuola del Diez fu centro cui accorsero d'ogni parte gli amatori della filologia romanza, e di là per mezzo loro se ne sparse in ogni parte d'Europa il culto e lo studio. Ora pur troppo la fitta schiera degli scolari del Diez comincia a diradarsi.
Tra i migliori e più attivi furono :
Carlo Bartsch (1832-1888) professore a Heidelberg (1 : Collezione: Denkmäler der prov. Litt. Stuttgart, 1856; storia letteraria: Grundriss der Gesch. der Prov. Litt. Elberfeld, 1872. Lista delle sue opere in: Körting, I, 173 e Register, 6-7.) (N. E. Véase la Chrestomathie provençale, 1904, sexta edición, por Ramón Guimerá Lorente. Oc, eu suy.)
e Ugo Angelo Canello (1848-1883) professore a Padova, le cui opere avrò occasione e necessità di citare in appresso: il Delius cui dobbiamo una raccolta di Canti inediti provenzali (Bonn 1853) e il Mahn (1802-1887) che raccolse: Le opere dei trovatori (vol. 4. Berlino 1853-86), Le poesie dei trovatori Berlino 1856-73, vol. 4, non compiuta), voluminose e piene di materiali ma un po' incerte nell' ordinamento.
Dei viventi, poichè il grande numero mi obbliga a immeritate esclusioni, non accenno qui se non coloro che pubblicarono lavori d'indole generale, i quali sono quasi il seguito e il complemento delle collezioni del Raynouard. E innanzi tutti “à tout seigneur tout honneur” va il nome di Paolo Meyer (n. 1840) professore al collegio di Francia e all'École des Chartes a Parigi, indefesso illustratore della letteratura provenzale.
Oltre a un numero grande di pubblicazioni parziali che citeremo al luogo loro, dobbiamo a lui: 1.° uno studio sui “Derniers troubadours de la Provence” (Paris 1871); 2.° “Recueil d'anciens textes bas-latins provençaux et français” (Paris 1877) e uno “De l'influence des troubadours sur la poésie des peuples romans” nella Romania del 1877. Camillo Chabaneau ha pubblicato molte cose provenzali inedite nella Revue des langues romanes (confr. vol. XX, XXVIII, XXXII, ecc.) di cui è dei più attivi collaboratori, e a lui si deve pure la più completa edizione delle Biografie dei trovatori (Tolosa 1885). In Germania le raccolte sono assai numerose. Le più voluminose sono le già citate del Mahn; nel 1883 ad Halle il professore Hermann Suchier pubblicava una raccolta intitolata, quasi come la già citata del Bartsch, Monumenti della lingua e letteratura provenzale. Nel 1888 il prof. Ernesto Monaci in una piccola scelta di “Testi antichi provenzali” (Roma, Loescher) (N. E. éd. Ramón Guimerá Lorente) dava, oltre a copiosi cenni bibliografici, un buon numero di liriche attinenti a cose italiane. Poco tempo fa, (Lipsia 1890) Carlo Appel, col titolo Cose inedite provenzali pubblicava quanto di non pubblicato era rimasto nei manoscritti di Parigi.
Infine l'attività in questo campo di studi è così vasta e fervente, e le pubblicazioni così numerose e così sparse, che si incomincia a sentire il bisogno di raccogliere, ordinare e classificare i risultati ottenuti.
A ciò tendono due opere d'indole generale, l'una del prof. Gustavo Körting: Encyklopädie und Methodologie der rom. Philologie, Heilbronn 1884-88, vol. 3 - l'altra del prof. Gustavo Gröber: Grundriss der rom. Philologie, Strassburg 1886, non ancora compiuta; ambedue ottime, e aiuto ormai necessario ad ogni romanista.
No hay comentarios:
Publicar un comentario
Nota: solo los miembros de este blog pueden publicar comentarios.